Paperone in Atlantide, Fabio Celoni: “Zio Paperone è sottostimato”

L’eclettico Fabio Celoni è nuovamente in gioco. Da oggi disponibile, sul settimanale a fumetti Topolino (Panini Comics), la prima (di quattro puntate) di Paperone in Atlantide, la nuova saga-evento ai confini del mondo con protagonista Zio Paperone. Collectme.it ha parlato, in esclusiva, proprio con Fabio Celoni del nuovo, ambizioso, progetto.

Fabio, una nuova avventura con Zio Paperone protagonista?
“Mi piace molto Zio Paperone e credo che sia sottostimato dall’opinione pubblica. Visto come un avaro interessato solo ai soldi, in realtà è un grande entusiasta, un bambino che ama le avventure”.

Questa è davvero una super avventura in stile Topolino, un fumetto che continua a sorprendere, nonostante il passare degli anni…
“Ci sono dei personaggi dei fumetti che vivono solo nel loro tempo, questo non vale per quelli di Topolino. Loro possono vivere nel passato, nella fantascienza, essere protagoniste di parodie, commedie e tutto quello che vogliono. Per questo sono universali. Questo permette agli autori di fare ciò che vogliono come, nel mio caso, dove racconto di Atlantide che è una leggenda. Zio Paperone ci è stato decine di volte ma c’è sempre il modo di sorprendere con qualcosa di nuovo, proprio perchè i personaggi sono universali e credibili in ogni situazione”.

Le sue storie sono originali, autentiche. Che ne pensa dell’intelligenza artificiale che “avanza” anche nel suo settore…
“Prendo posizione, per quello che vale. Non sono d’accordo su chi definisce l’IA generativa. Non è uno strumento come una macchina fotografica o un pennello. Questi, da solo, non possono far nulla, hanno bisogno di essere utilizzati. L’IA è un servizio nato da un furto di generazioni bibliche su materiale originale appartenente agli autori. L’IA non crea nulla, fa solo assemblaggio. Le mette insieme, sempre meglio e in maniera sempre più organica. Trovo inquietante che non sia stata utilizzata per la ricerca medica o per calcoli matematici ma sia stata impiegata per disintegrare l’arte, ovvero quello che ci distingue come individui”.

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